Cento mattoni

Claudia Tapias non si è mai permessa di avere sogni, per il passato. Cresciuta con sei fratelli, maggiori e minori, unica femmina, le è stato insegnato a fare qualunque cosa per loro senza chiedere nulla in cambio. Claudia si è sposata giovane, ha tre figli di 26, 25 e 22 anni, ed è una delle tante donne rese vedove dalla violenza imperante in Colombia, dove la maggior parte degli omicidi restano impuniti e troppe famiglie attendono ancora una risposta al loro dolore.
Questa donna minuscola di 47 anni, dalla voce che ha il ritmo quieto di una pioggia leggera, non sembra proprio la persona più importante di Santa Elena, ne’ si definirebbe mai tale: eppure, per i suoi concittadini, in molti modi lo è. Santa Elena è l’insediamento agricolo dove Claudia è nata ed ha vissuto per tutta la vita e fa parte come municipalità della ben più famosa Medellìn. La gente di Santa Elena coltiva granoturco, patate, lattuga, una gran varietà di frutta fra cui fragole e more, ed una varietà ancor più grande di fiori. La maggior parte delle famiglie della zona sono infatti “silleteros”, coltivatori tradizionali di fiori, e Claudia li considera la parte più vulnerabile della popolazione: per loro cerca incessantemente nuove opportunità e sviluppa progetti che coinvolgono la comunità intera.
Come presidente di una delle 16 circoscrizioni della municipalità, Claudia Tapias lavora sette giorni la settimana senza essere pagata. Il suo scopo principale, ogni giorno, è trovare le risorse per far partire e crescere i progetti che mirano a migliorare le vite dei contadini; il suo orizzonte, la cosa che considera più importante per la sua gente, è ottenere un mercato equo, un mercato giusto, un mercato a misura di esseri umani.
Claudia riuscì a suo tempo a finire le scuole superiori, ma non ebbe mai la possibilità di proseguire gli studi in uno dei due corsi universitari che la interessavano: scienze politiche e medicina forense. A prima vista può sembrare che le due carriere non abbiano molto in comune, dice Claudia, ma in realtà sono connesse: “Quando guardo le persone negli occhi, e vedo quanto disperatamente hanno bisogno di aiuto, so che se quell’aiuto non arriverà potranno essere uccise, o morire proprio nel tentativo di sopravvivere. E se questo succede, io ho bisogno di sapere perché. Cos’è accaduto? Chi non ha fatto il proprio lavoro? E perché non lo ha fatto, quando la vita ha un così grande valore?”
Claudia cominciò a portare le sue proposte ai funzionari governativi sin da quando era molto giovane; sapeva di non avere nessun addestramento specifico o ufficiale, ma il suo cuore e la sua saggezza le indicavano una strada verso una nuova vita, una vita di giustizia per i più poveri e gli abbandonati, una strada fatta di opportunità, eguaglianza, istruzione, salute, impiego e cibo, ma ancor di più di dignità e di rispetto per se stessi e gli altri. Claudia ha ridato alle donne e agli uomini di Santa Elena l’orgoglio di essere quel che sono. I progetti che ha portato a termine o in cui è attualmente coinvolta sono così tanti che è impossibile menzionarli tutti. Lo scorso anno erano le case ecologiche per i coltivatori, quest’anno ha ottenuto acqua potabile per 10.000 persone. Ci sono bambini che vanno a scuola e anziani che vengono curati solo grazie all’impegno di Claudia Tapias.
I sogni della gente di vivere una vita degna, pacifica, significativa, sono le sue priorità. Ma per se stessa Claudia non si aspetta granché, come al solito. Abita nella casa di suo padre con i tre figli, il suo compagno, un fratello che era diventato mendicante e che lei ha soccorso dalla strada, e la nipotina Sofia che è per lei “il centro della vita”.
Tuttavia, anche questa donna straordinaria che non sa di esserlo ha un sogno. Ne tiene parte nelle piccole mani, mentre parla, e infine lo mostra. Un mattone. Claudia Tapias sogna una casa propria. Per ora ha messo da parte nell’abitazione di suo padre cento mattoni, la toilette, un lavandino e dieci grosse lastre di vetro. Un giorno, spiega, spera di vivere nella casa che sogna con l’intera famiglia, e di preparare per tutti i suoi parenti le vivande deliziose che sa cucinare con tanto amore. E invero l’amore è l’ingrediente principale della sua esistenza. Maria G. Di Rienzo

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