Un Luogo in cui le donne decidono

Articolo di Emily Wax, apparso sul "Washington Post" del 9 luglio 2005. Traduzione di Maria G. Di Rienzo

Umoja, Kenya. Seduta a gambe incrociate su un tappeto, all'ombra, Rebecca Lolosoli prende la mano di una spaventata ragazzina di 13 anni. La bambina avrebbe dovuto sposare un uomo che ha circa tre volte la sua età, e Lolosoli le sta dicendo che non e' vero che lei e' obbligata a farlo.
Inoltre, l'uomo è il fratello di Rebecca, ma qui la volontà di suo fratello non conta. Questo è un villaggio di sole donne, dove le donne decidono da se stesse.
"Tu sei una ragazza giovane, lui è un uomo fatto", dice Lolosoli, che da rifugio a molte altre ragazze fuggite da matrimoni forzati, "Le donne non devono più acconsentire a queste sciocchezze".
Dieci anni orsono, un gruppo di donne fondò il villaggio di Umoja, che significa "unita'" in swahili, in un campo arido che nessuno voleva. Erano donne che erano state stuprate, e quindi ripudiate dai loro mariti perchè avevano "svergognato" le loro comunità. Scossa da tale trattamento Lolosoli, una donna carismatica e con grande fiducia in se stessa, decise che nessun uomo sarebbe stato ammesso a vivere nel villaggio circolare di
capanne di fango.
Con un gesto di disprezzo, gli uomini della tribù costruirono un proprio villaggio sulla strada per Umoja, con l'intento anche di spiare e controllare quel che facevano le donne.
Ciò che aveva avuto inizio come un gruppo di donne senza casa che cercavano un posto dove vivere, è divenuto un villaggio felice e di successo. Circa 40 donne vivono qui, e gestiscono un centro culturale ed un campeggio per i turisti che visitano l'adiacente Riserva Nazionale di Samburu. Umoja è fiorita, ed ora le sue donne ogni tanto danno lavoro agli uomini, ingaggiandoli per la raccolta di legna da bruciare, che è un compito tradizionalmente femminile.
Gli uomini del villaggio rivale hanno tentato di copiare l'idea del centro per turisti, ma non hanno avuto lo stesso successo.
Grazie ai guadagni provenienti dal campeggio e dal centro culturale, in cui vendono i loro manufatti, le donne sono state in grado per la prima volta di mandare a scuola i loro figli, di mangiare bene, e di rigettare le richieste maschili di escissione e matrimonio per le figlie. Sono diventate così famose e rispettate, queste donne vittime di abusi, battiture e di unioni imposte, che Lolosoli è stata invitata di recente ad una conferenza
mondiale dell'Onu sull'empowerment di genere, a New York.
"Da quel momento il comportamento geloso e brutto degli uomini è peggiorato", racconta Lolosoli spiegando che la sua vita è stata minacciata dai vicini prima del viaggio a New York. "Mi hanno detto francamente che
intendevano uccidermi". E Lolosoli ride, perche' pensa che l'idea suoni drammatica oltre misura.
Sebastian Lesinik, il capo del villaggio degli uomini, ride anche lui mentre mi spiega la divisione fra uomini e donne come lui la vede: "L'uomo e' la testa. La donna è il collo. Un uomo non può prendere consigli dal proprio collo.
Lolosoli sta mettendo in discussione la nostra cultura. Sembra che questo sia il segno dei tempi, l'avere in giro donne fastidiose come Rebecca".
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Il femminismo in Africa sta progressivamente crescendo fra livelli estremi di violenza sessuale, la battaglia contro l'hiv/aids, e gli scenari successivi alle guerre, tutte cose che hanno contribuito a cambiare i ruoli
delle donne in modi sorprendenti.
Un nuovo pacchetto di leggi è stato presentato al Parlamento keniota allo scopo di dare alle donne i diritti, mai avuti precedentemente, di rifiutare le proposte di matrimonio, di combattere le molestie sessuali sui luoghi di lavoro, di rigettare le mutilazioni genitali e di veder perseguito legalmente lo stupro, un atto così frequente che i leader nazionali lo definiscono come la principale questione legata ai diritti umani da risolvere in Kenya.
Nella vicina Uganda, migliaia di donne stanno manifestando durante questo mese per avere l'approvazione della legge sulle relazioni domestiche, la quale darebbe loro diritti specifici nel caso il marito prenda una seconda moglie, e una certa protezione nei confronti dell'infezione da hiv.
Undici anni dopo il genocidio, in Ruanda le donne hanno il 49% dei seggi alla Camera e molte di esse sono vedove di guerra.
Le donne nigeriane stanno facendo una forte pressione per avere più donne in politica, inclusa la presidente per il 2007, poiché, dicono, gli uomini hanno fallito nel gestire bene il paese.
"Siamo agli inizi di qualcosa di davvero importante per le donne africane", dice Margaret Auma Odhiambo, portavoce del più vasto gruppo di vedove del Kenya occidentale. Le aderenti sono donne i cui mariti sono tutti morti a causa dell'aids.
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Lo sforzo di Lolosoli nel perseguire il cambiamento mostra tutte le difficoltà che si incontrano nel mutare i ritmi e le strutture di potere nei villaggi. Prima di partire per la conferenza dell'Onu, Lolosoli andava casa per casa nella vicina cittadina di Archer's Post a dire alle donne che esse hanno diritti, come quello di rifiutarsi di fare sesso con i loro mariti se vengono battute o maltrattate o semplicemente non vogliono. "Una donna non è nulla nella nostra tribù", mi spiega Lolosoli riferendosi anche agli uomini del villaggio di cui attraversa la strada, "Non ti è permesso rispondere ad un uomo, o parlare in sua presenza, che tu abbia ragione o torto. Questo deve cambiare. Le donne devono reclamare i loro diritti, e allora il rispetto verrà. Ma se tu te ne stai zitta, gli altri pensano che non hai nulla da dire. Davvero, dire questo non mi ha resa popolare fra gli uomini".
A New York, Lolosoli ed altre donne del villaggio sono rimaste colpite dal vedere alla televisione un episodio di 'Oprah' centrato sulle donne, sull'abuso verbale e sui mariti disonesti. "Quando ti capita piangi e piangi", sospira, "Molti uomini della nostra tribu' prendono ancora diverse mogli. Ma sono stata veramente ispirata dal sapere che cosi' tante donne fronteggiano cambiamenti di questo tipo e ne escono vincenti".
Tornata in Kenya, con mille nuove idee e un bel po' di manuali per il training all'equità di genere, Rebecca Lolosoli ha dovuto vedersela con un'azione legale intentata dagli uomini del villaggio rivale, che chiedevano
la chiusura e la distruzione di Umoja. Rebecca ha vinto la causa. "Io li ignoro, quando mi tirano addosso pietre chiedendo: Allora stai bene, vero? E come stanno i tuoi bambini? E come stanno le tue mucche?". La sua reazione di perfetta calma e' disarmante, per loro. "Dopo tutto quello che abbiamo passato, non ci fermeranno mai", aggiunge. Lolosoli sta ancora lottando con il proprio fratello che insiste nel voler sposare la tredicenne.
Ultimamente, però, gli uomini del villaggio stanno cominciando ad ammettere la sconfitta. Non tentano più di sottrarre i turisti al campeggio di Umoja.
Molti se ne sono andati. Altri hanno avuto seri problemi per sposarsi, perché numerose donne della zona il messaggio di Rebecca l'hanno preso a cuore. "Ha avuto successo, è vero", sospira Lesinik, che ammette di essere un po' geloso di lei. Poi scrolla le spalle e dice: "Forse potremmo imparare qualcosa dai nostri colli. Forse, un pochino".

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